Parco sommerso

Parco Sommerso

Dal panorama che oggi è possibile osservare dalle Terme di Baia mancano oltre 400 metri di costruzioni: il bradisismo le ha portate sott’acqua, dove oggi si conservano, a pochissimi metri di profondità. Una serie di edifici allineati univa infatti la Punta dell’Epitaffio al promontorio del Castello, interrotta solo da un canale, largo poco più di 30 metri, che permetteva l’ingresso alle barche al piccolo lago interno, simile a quello che è possibile vedere oggi nel vicino Lucrino o al Fusaro.

Tutto ciò lo si è potuto conoscere attraverso una delle più belle storia dell’archeologia subacquea italiana, iniziata già nel 1959 con uno dei suoi primi protagonisti, Nino Lamboglia. I resti che da allora fino ad oggi si sono portati alla luce ci raccontano di terme, ville, grandi peschiere, magazzini, ninfei ma forse anche di quel palazzo che tanti imperatori frequentarono per almeno tre secoli. Da Baia infatti sappiamo che Claudio emanò un famoso editto, e che Nerone vi attrasse la madre Agrippina prima di farla uccidere, e come Adriano stesso vi morì. Le loro tracce sono rimaste oggi leggibili attraverso i mosaici, i marmi, le colonne, le statue, a volte brutalmente forate dai datteri di mare, in altri casi ancora conservate perfettamente, così come si può osservare nelle sale del Castello di Baia dedicate a questi rinvenimenti.

L’istituzione nel 2002 di questo vero e proprio museo sommerso ha permesso di creare un’area di protezione per questi resti e una serie di percorsi di visita per far conoscere a tutti la Villa dei Pisoni, il Ninfeo di Punta Epitaffio, la Villa a protiro, oltre al vicino PortusIulius o la Secca delle Fumose, dove le ultime ipotesi immaginano fosse la famosa terma costruita in mezzo al mare raccontataci da Plinio il Vecchio, creata su un’isola artificiale di antico cemento per sfruttare la sorgente termale che ancora fuoriesce.

Prima di immergersi, esiste una testimonianza antica che ci può far cogliere quanto articolato fosse il panorama dal mare di questo breve tratto di costa: lo disegnavano su piccole bottiglie di vetro alcuni artigiani, probabilmente di Pozzuoli, ancora nel 300 d.C., usate per portare lontano le acque salutari di Baia. Questi souvenir, trovati fino in Spagna, oggi ci mostrano lunghi portici e alte facciate con decine di ampie finestre, oltre a grandi cupole, come quelle che ancora si conservano nelle vicine Terme. Ci rivelano tuttavia una altro aspetto per cui Baia era fiorente nell’antichità, oggi irrimediabilmente perduto: gli allevamenti di ostriche, appese a corde legate a pali di legno infissi sui fondali.

Tutto questo complesso sistema di costruzioni ed attività produttive entro in crisi con l’ inabissarsi dei terreni a causa del bradisismo: non bastarono a salvarlo le grandi pilae di cemento, veri e propri frangiflutti in cemento, ancora in posto sul mare a ridosso della linea di costa. Fu tuttavia un lento abbandono, forse nel quinto secolo dopo Cristo, forse qualche secolo dopo, durante il quale alcuni edifici furono riutilizzati anche per delle sepolture, prima di essere dimenticati per secoli, ricoperti da un sottile strato di sabbia che li ha preservati fino ai nostri giorni.

 

Come arrivare

In auto: Tangenziale di Napoli - uscita Pozzuoli/Arco Felice direzione Bacoli.
Trasporti pubblici:
D
a Napoli Montesanto Linea EAV Ferrovia Cumana (fermata Fusaro o Lucrino) + autobus EAV o in alternativa a piedi (distanza stazione ca. 1 km). 

per gli orari, consultare i siti:

Info e costi

Ingresso: a pagamento, tariffe variabili

Prenotazione: obbligatoria, Centro Visite AMP di Baia (centrovisiteampbaia@gmail.com) tel. 081 5232739