Lo Stadio puteolano di Antonino Pio

La più notevole tra le imprese di età antonina realizzate a Puteoli, attribuibile a un diretto intervento dell’autorità centrale, è senza dubbio la realizzazione dello Stadio. Erroneamente identificato nella storia degli studi, almeno fino al ‘700, con l’Academia di Cicerone – perfettamente localizzata da Plinio, il quale ne segnala l’ubicazione sul litorale, sulla strada tra l’Averno ed il Lucrino e ricadente dunque, amministrativamente, nel territorio cumano – anziché con le strutture localizzate nei pressi dell’altra villa puteolana di Cicerone, ereditata dal suo amico Cluvio, la cui posizione, ai margini della città antica, meglio si prestava ad accogliere l’impianto successivo di

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Parco Archeologico di Cuma

Il Parco Archeologico di Cuma nasce nel 1927 nel corso delle grandi campagne di scavo, eseguite nei primi decenni del ‘900 sotto la direzione di A. Maiuri, che misero in luce gli edifici principali dell’acropoli. Da quel momento sono state condotte numerose ricerche e campagne di scavo, che hanno arricchito notevolmente le conoscenze relative al sito e consentito un notevole ampliamento della superficie demaniale del Parco, oggi pari a ca. 50 ettari. L’area attualmente visitabile è costituita dall’acropoli, che racchiude l’Antro della Sibilla alle pendici della collina, poi salendo sulla rocca la Torre Bizantina con il Belvedere, la Terrazza Inferiore,

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Tempio di Venere

Isolato tra l’attuale strada che attraversa Baia e le strutture del suo porto, questo edificio dal diametro di oltre 25 metri doveva essere la sala più importante di un più ampio complesso di cui si sono persi gran parte dei vani. Ma la sua mole, anche se oggi in parte interrata, ha da sempre incuriosito viaggiatori ed architetti, come Palladio, che l’hanno voluta disegnare, attratti dalle soluzione ardite che la caratterizzano in numerosi aspetti: la sua pianta ottagonale all’esterno, circolare all’interno, la sua cupola detta “ad ombrello”, per la forma dei diversi spicchi che la formano, la composizione stessa della

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Macellum / Tempio di Serapide

Il Tempio di Serapide è uno dei monumenti più noti e rappresentativi dei Campi Flegrei: si trova nella zona più vitale del centro di Pozzuoli, a pochi passi dalle banchine del porto. Verso la metà del ‘700 il re Carlo di Borbone, incuriosito da grandi colonne di marmo cipollino che affioravano da un fondo noto come “Vigna delle tre colonne”, (Antonio Niccolini, ”Descrizione della gran Terma Puteolana, volgarmente detta Tempo di Serapide”, Stamperia Reale Napoli 1846), ne ordinò uno scavo archeologico e, al di sotto di molti metri di residui marini, fu dissotterrato il cd Tempio di Serapide, che, nel

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Necropoli di Cappella

Ai margini del centro urbano dell’antica Miseno, sull’asse viario che collegava il sito antico con Cuma e corrispondente all’attuale Via Cappella, toponimo che ricorda le camere sepolcrali, è la Necropoli in località Cappella. Se ne conservano diversi nuclei, dei quali uno ancora visibile sul fronte dell’attuale Via Miliscola, già noti alla fine dell’800, al quale si sono aggiunti, in seguito a scavi recenti, altri monumenti funerari e tombe a fossa ricavate negli spazi intermedi, situati in un’area più interna. Il settore visitabile è composto da una serie dicolombari disposti in una quinta architettonica ubicati lungo il margine della strada. I

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Terme Romane

La selva di murature che si incontrano arrampicate alla ripida parete dell’ antico cratere vulcanico, appena entrati nel sito, è la prova di come, in età romana, un’irrefrenabile attività edilizia avesse aggredito l’intero piccolo golfo di Baia, compresso tra Punta dell’Epitaffio e lo sperone roccioso su cui sorge il Castello Aragonese. Gli scavi archeologici, iniziati poco meno di un secolo fa, si sono concentrati nello spazio compreso tre le tre grandi cupole che, da sempre, erano rimaste in vista, attorniate per lungo tempo solo da amene campagne coltivate che contornavano il piccolo borgo di pescatori in riva al mare. I

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Tempio di Diana

La decisione, alla fine dell’Ottocento, di realizzare una delle più antiche linee metropolitane d’Italia, la “Ferrovia Cumana”, per collegare i Campi Flegrei al centro di Napoli ha, al contrario, separato i resti visibili nel Parco delle Terme di Baia rispetto alla più grande sala a cupola di questo piccolo golfo. Come per le vicine rotonde di Venere e Mercurio, anche qui non ci troviamo certamente di fronte ad un tempio, come la tradizione antiquaria aveva ipotizzato, ma ad complesso termale che sfruttava la risalita di acque salutari, costruito addossandosi direttamente alle pareti dell’antico cratere vulcanico. Il collegamento a Diana, dea

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Anfiteatro Flavio

Sulle fiaschette vitree di età tardo-antica che gli antichi viaggatori portavano con sé come souvenir dopo aver visitato Puteoli, che presentavano una raffigurazione della città vista dal mare, con tutti i suoi monumenti indicati da didascalie, sono raffigurati due anfiteatri posti al limite orientale del tessuto urbano, com’è normale per tutte le città romane. Questo privilegio a nessun’ altra città, oltre che a Roma, fu concesso. Dell’anfiteatro più antico, cd Minore, si sa poco, poiché la costruzione della linea ferroviaria Napoli-Roma (la cd. “Direttissima” realizzata nel 1915) ha tagliato l’impianto originario, di forma ellittica (139×103 m), orientato sull’asse nord-est sud-ovest,

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La Necropoli di via Celle

La necropoli romana posta lungo via Celle a Pozzuoli, poco a oltre la centrale Piazza F. Capomazza, sorgeva all’inizio del tratto extraurbano della via consularis Puteolis-Capuam, nel punto in cui su tale asse stradale si innestava la via Puteolis-Neapolim. Era infatti usanza dei Romani non seppellire i morti in città ma lungo le strade extraurbane. Dell’area sepolcrale è oggi visibile solo un gruppo di quattordici edifici funerari, che fiancheggiano il lato orientale della strada. Nel ’700, ma anche oltre, i colombari venivano in parte utilizzati per ricoverarvi il bestiame, le “celle”, da cui la strada moderna trae il suo nome.

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Tomba di Agrippina

Sull’arenile della Marina di Bacoli sorgono i resti di un monumento di epoca imperiale presentato ai viaggiatori del Grand Tour come il sepolcro di Agrippina, uccisa nel 59 d.C. per ordine del figlio Nerone. Tacito narra di come Agrippina, scampata fortunosamente all’affondamento dell’imbarcazione che la conduceva a Bauli, fu raggiunta ugualmente dai sicari che la uccisero e che solo dopo la morte di Nerone i suoi servi fedeliavrebbero innalzato un modesto sepolcro, un semplice tumulo, sulla via di Miseno non lontano dalla villa di Cesare. Dall’erronea interpretazione della testimonianza dell’autore antico, la tradizione erudita settecentesca ed ottocentesca ha voluto credere

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